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Nocturno - Spazio Corti

Dall'universo dei cortometraggi, fucina di registi, attori e idee, arriva il futuro del cinema...

 

     Se c'è una considerazione che emerge, potente, valutando il panorama cinematografico italiano degli ultimi anni - uso il termine nel senso più lato e vago -, questa è che a un progressivo e inarrestabile scadimento della qualità dei lungometraggi è corrisposta, nell'ambito dei cortometraggi, una felice tendenza opposta. Oggi, per trovare idee, talento, creatività, volontà di sperimentare, bisogna giocoforza volgere l'attenzione verso l'opera di respiro breve: lì sopravvive il genere, per esempio, che nel cinema "istituzionale" si è invece del tutto estinto. E lì ci sono registi che riescono a concepire e realizzare le proprie opere in piena libertà, svincolati dalle forche caudine della committenza televisiva, della censura, dei padrinati distributivi. Intendiamoci: anche nell'universo dei corti si trovano cose pessime, prodotti che non si elevano dall'amatorialità pura, raffazzonati, mal scritti e peggio diretti. Ma percentualmente si tratta di una minoranza. Ed è appunto questo che deve far riflettere e che ci ha motivato a dedicare questa piccola vetrina virtuale alle opere a nostro giudizio più interessanti e meritevoli di segnalazione.

    Piero Cannata, classe 1974, è un filmaker siciliano che non abbisogna di presentazioni. In campo dal 1997 con Neuro, una parodia al vetriolo di Psyco, cui seguono altri tre capitoli, Neuro 2, 3 e Neuro - il segreto di mammina, Piero si impone all'attenzione nel 1999 grazie a Backstage (il plot: cinque ragazzi, una villa isolata, un video horror da realizzare e un vero assassino che si infiltra massacrando tutti quanti), che finirà nel giro di un paio d'anni per strutturarsi in una vera e propria saga, con due sequel (L'altro Backstage e L'ultimo Backstage) e un Prologo, poi fusosi con il film d'origine a formare Prologo/Backstage. Quel che stupisce è la repentina maturazione tecnico artistica di Piero, ribadita con Se la notte finisse (del 2002), con Domani (2003) e ora con Ellissi, che all'ultimo Alienante Film Festival si è meritatamente rastrellato il premio per la migliore regia e quello per la migliore interpretazione, a Maria Luce Bondì. Le forme dello slasher hanno ceduto il passo a un orrore più sottile, insinuante, glaciale: mi verrebbe da dire anche molto "inglese", perché vedendo Ellissi non si può fare a meno di pensare a quell'episodio di Hammer House of Horror, Rude Awakening, in cui Denholm Elliot si ritrova intrappolato in un sogno dal quale continuamente crede di risvegliarsi. Cannata mette in scena, con grande rigore formale e in un elegante bianco e nero, l'incubo di una giovane moglie la quale intuisce, con una precognizione onirica, che il marito e la di lui amante si preparano a farle la festa. Problema: quando cerca di sottrarsi, scopre che gabbare il destino le è impossibile. Secondo problema: riuscirà perlomeno a vendicarsi, prima di soccombere? Stupiscono soprattutto i tempi perfetti e, di conseguenza, la capacità di creare suspense nell'attesa di scoprire se da identiche premesse si svilupperanno conseguenze differenti. Molto raffinato. Molto, lo ripeto, inglese, anche per il fulmine in coda.

Davide Pulici

2006